

Poche settimane fa abbiamo pubblicato uno studio svolto da Altroconsumo sulla qualità della Spesa nelle città d’Italia e sulle catene distributive nel nostro Paese. La notizia riguardava la Regione Liguria: La Spezia investita del ruolo di città più conveniente d’Italia e Genova, distante solo 80 kilometri, tra le dieci peggiori assieme ai soliti fanalini di coda del Sud.
Di tutta la pubblicazione di Altroconsumo la vera Notizia era questa. Come può succedere tutto ciò? Approfondiamo l’analisi: la Liguria è storicamente, per la GDO, una zona “ricca” e “costosa”: ricca perché la morfologia del territorio non permette aperture numericamente rilevanti come in tutte le altre regioni del Nord, e quindi ci sono pochissimi Ipermercati e ancora molte super-ette. Un Ipermercato di 6000 metri quadri in Liguria è un gigante, in Emilia o Lombardia una struttura medio piccola. La numerica dei PdV è sempre stata limitata e per questa ragione il fatturato conseguente sempre rimasto su livelli interessanti su tutte le strutture. Costosa perché l’intera Regione è percorribile esclusivamente attraverso la onerosa autostrada A12. Insomma se la spesa in Liguria costava di più una ragione storica ci poteva essere.
Poi succede un fatto davvero sorprendente, nella città di La Spezia viene concessa l’autorizzazione ad aprire un punto di vendita alla catena distributiva Esselunga. I fatti risalgono all’anno 2004, a quel tempo l’assessore alle attività produttive della città era Andrea Orlando, oggi membro della neoeletta direzione nazionale del PD, e sino a pochissimo tempo fa portavoce dell’ex Segretario nazionale del PD Walter Veltroni. Ebbene, il giovane Andrea Orlando dichiarò alla stampa locale che una delle cose che nell’esercizio del suo mandato voleva affrontare era quello favorire il calo dei prezzi dei prodotti al consumo della Grande Distribuzione nella sua città, perché era ben consapevole che erano troppo alti rispetto alla media nazionale.
La decisione “illuminata” provocò un terremoto politico (mi ha raccontato un consigliere comunale di allora dei Ds), la direzione regionale del Partito cercò di intervenire senza riuscirvi, e per anni i cittadini di La Spezia smisero di vedere lo sponsor della Coop in tutte le feste dell’Unità. Questo giovane intelligente ed onesto uomo politico ha fatto sì che da quel momento gli equilibri malsani della distribuzione locale mutassero, ed oggi tutti i cittadini della città di La Spezia, ed anche gli attori della GDO che si vedono stimolati a migliorarsi, lo devono ringraziare. In ogni caso sino a quel momento gli equilibri nella Regione erano molto chiari: Coop Liguria leader incontrastato e storico, poi la presenza debole di Conad che nel levante agisce tramite Conad del Tirreno (pare con forti aderenze politiche simili a quelle di Coop), dall’altra, nel Ponente, con Nordiconad di Modena. Poi da diversi anni opera un’altra insegna importantissima in Liguria, Sogesross, che ha tutti supermercati ad insegna “Basko” e Discount ad insegna “Ekom” oltre a diversi Cash e Carry, catena di proprietà della famiglia Gattiglia. Pare che la famiglia Gattiglia abbia cordialissime relazioni sia con le amministrazioni locali che con il grande Presidente di Coop Liguria Bruno Cordazzo. Queste relazioni cordiali hanno permesso, nel tempo, di darsi una mano a vicenda: da un lato la Leader, Coop, già accusata di essere carissima a livello di prezzi (è sempre stata la Cooperativa più cara delle nove grandi), che giustificava i costi con la complicata logistica della Regione e doveva trovare un’altra sponda giustificativa, ovvero quella di avere competitor più cari.
Dall’altro lato è sempre stato molto comodo anche per Sogegross avere vicino un leader come Coop Liguria, ovvero un leader con prezzi alti, perchè in tal modo Basko poteva sempre essere leggermente più cara giustificando le dimensioni inferiori, le minor possibilità sulle economie di scala, insomma il minor volume di affari, il tutto a vantaggio dei margini. Poi il business dei cash and Carry (in Liguria ancora un business) senza il competitor principale (Coop, come ben si sa, non né ha). Insomma un bel gioco di squadra dove ancora si può guadagnare. Però un giochino così, in una società evoluta come dovrebbe essere la nostra, non può durare a lungo. Quindi, come si diceva, il Big Bang si ebbe grazie al coraggio di un politico illuminato, poi gli eventi di questi giorni: Esselunga vuole aprire nel medio levante Ligure, e la Regione (di Sinistra) che non vuole autorizzare. “Una decisione che penalizza il consumatore e che deve essere ripresa dalla Regione nell’interesse non di gruppi commerciali ma dei genovesi che andando nei supermercati trovano attualmente i prezzi più alti d’Italia” tuona il consigliere Regionale Pdl Abbundo. Dalle chiacchiere agli atti ufficiali, dopo una decina di giorni dalla scelta dell’assessore regionale al Commercio Renzo Guccinelli di non concedere la variante paesaggistica ad Esselunga per realizzare un punto vendita in via Piave ad Albaro, il consigliere regionale di cui sopra sceglie la strada dell’interventismo.
Da qualche giorno è depositata in consiglio regionale un’interrogazione che chiede alla giunta Burlando di prendere nuovamente in mano quella pratica e, contestualmente, rivedere il piano di distribuzione dei centri commerciali da Nervi a Voltri: “É indubbio che la supremazia rappresentata nel capoluogo ligure dai marchi Coop e Basko faccia sì che questi gruppi agiscano in un regime di semimonopolio - attacca il consigliere regionale - l’ingresso di un terzo marchio, che sia Esselunga o altra catena, non può che agevolare i genovesi». L’accusa di Abbundo è chiara, oggi a Genova i due marchi principali sarebbero coalizzati per evitare la concorrenza di altri marchi “e in un momento in cui l’Unione Europea arriva a multare i produttori di pasta perché farebbero cartello sui prezzi, sarebbe ora che anche nella nostra città si aprano gli occhi: quello che è accaduto è scandaloso”. Uno scandalo che, secondo l’esponente del centrodestra, deriva dalla volontà della sinistra di tutelare gli interessi dei gruppi presenti a danno dei consumatori.
Così via Piave rimane una chimera per il gruppo lombardo che nel capoluogo ligure aveva provato ad arrivare già a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 con due punti vendita a Teglia e in Valbisagno mai inaugurati e poi aperti con il logo Coop. Una vicenda, quella del mancato supermercato nel municipio Medio Levante, criticata anche dalle associazioni dei consumatori e che ha creato qualche imbarazzo nella giunta comunale di palazzo Tursi. Mesi fa fu lo stesso sindaco Marta Vincenzi a ricevere i delegati del gruppo che esprimevano l’intenzione di aprire una sede in città e chiesero proprio agli amministratori comunali di farsi indicare in quale zona sarebbe stato più idoneo aprire l’attività commerciale. Fu, quindi, la squadra del sindaco a spingere perché Esselunga potesse sistemarsi nell’area del Medio Levante, tanto che anche l’attuale assessore comunale al commercio Giovanni Vassallo si è smarcato dalla decisione presa dalla Regione. Tutto questo mentre il gruppo lombardo, che non perde l’interesse per Genova, interpellato sulla vicenda preferisce non rilasciare alcuna dichiarazione.
“Tutto ciò è molto grave - prosegue Abbundo - non si vuole agevolare l’ingresso di nuovi investitori sul territorio. Che tra Coop e Sogegross esistano intese sta nei fatti. Basta guardare le offerte che vengono fatte dai supermercati: se Coop fa il 3 x 2 su un prodotto la settimana successiva anche Basko partirà con la stessa offerta. E non tutelano nemmeno il lavoro: le due aziende assumono prevalentemente attraverso cooperative con contratti atipici”. Ora la proposta: per aggirare la decisione pre elettorale si rimettano le mani sul testo unico in materia di commercio: “A Genova esistono 38 tra ipermercati e supermercati al di sopra di un certo volume. Molti sono concentrati in alcune zone territoriali mentre altri quartieri rimangono sprovvisti di servizi di tal genere - spiega l’ex assessore della destra. Redistribuiamoli in città facendo in modo che un terzo marchio possa entrare in competizione facendo abbassare il livello dei prezzi”. Di tutta questa la vicenda noi di GDONews.it riteniamo che la Coop è talmente organizzata e competitiva da non aver bisogno di aiuti “politici” per affrontare il competitor Esselunga, lo dimostra la straordinaria competitività che esiste a cielo aperto in Toscana, oppure in Emilia dove Esselunga è presente ma “non sfonda”. Forse la Regione Liguria non sa che le decisioni strategiche non appartengono alla centrale Coop di Arenzano, ma oggi, nel 2009, direttamente da Casalecchio di Reno per la parte alimentare e da Sesto Fiorentino per quella non alimentare, ed in queste due sedi esiste la competenza e la forza economica per gestire la concorrenza. I favoritismi fanno solo male all’immagine degli attori del mercato che devono essere liberi di esprimersi.
Fonte: gdonews.it
